... ovvero, per la serie: come vedere sfumare il regalo di Natale.
L’avevamo deciso all’unanimità, io e HQ: per Natale niente regalini, non spacchettiamo nulla sotto l’alberello, ma aspettiamo di tornare ad Amburgo e ci regaliamo in cooperativa questo. Il super-mega LCD del momento. Ormai abbiamo raggiunto livelli vergognosi, tipo avvicinare il divano al 21 pollici perchè quando inquadrano parti scritte o semplicemente il televideo, ci serve il cannocchiale di Jack Sparrow (a proposito, bella schfezza il terzo film, complimenti).
Così mercoledì sera ci rechiamo in uno di questi megastore il cui solo difetto è di chiudere alle 18, intenzionati a risparmiare una bella fetta di stipendio, preferendolo a Saturn o MediaMarkt (che in Italia, a differenza di tutta Europa, chiamiamo MediaWorld per non sforzare troppo il cervello).
Dopo un’ora di spiegazioni e riempimento di form vari per il finanziamento (tutto in tedesco, ho perso due chili), veniamo sorpresi, commesso compreso, dalla notizia che la banca ci rifiuta il finanziamento... ma come? E perchè? Il contratto di lavoro c’è, lo stipendio non è male, un indirizzo tedesco, un conto in banca, insomma tutti i presupposti ci sono e allora per quale motivo non va? Una telefonatina al consulente bancario chiarisce il misfatto: il computer ha valutato il finanziamento come troppo rischioso sulla base del fatto che i nostri passaporti sono italiani. Alla faccia della EU.
Siamo usciti dal negozio ormai pronto a calare la saracinesca decisamente abbacchiati, senza uno straccio di piano B e senza neanche voglia di trovarne uno. Acquisto LCD rimandato a data da definirsi.
Per tentare di consolarci un po’ ho proposto di preparare un piatto thai a casa e siamo andati al supermercato per acquistare il necessario. In fila alla cassa davanti a noi c’era una famiglia di italiani, immigrati di parecchi anni fa, forse una trentina: padre alto un metro e mezzo e largo altrettanto, madre alta un metro e sessanta e più larga, figlia di 20 anni ossigenata per mimetizzarsi e figlio di meno di trenta a volergli fare un regalo, sulla buona strada per raggiungere la mole dei genitori e con una di quelle vocette acutissime che ti prendono a sberle il sistema nervoso ogni due parole.
Discutevano a voce alta un po’ in tedesco e un po’ in italiano, anzi dialetto non saprei di dove, con aria tipicamente insofferente. Non so se avete presente l’espressione di quel comico di Zelig, Checco Zalone: ecco, così.
A un certo punto la madre ha realizzato che per qualche motivo che a noi rimarrà ignoto, i pomodorini pachino non le servivano più e li ha con grazia da wrestling gettati tra le file di chewing gum esposti lì vicino. Peccato che la figlia sotto gli occhi di tutti se ne fosse già pappata la metà, lasciando i ramoscelli vuoti a testimonianza.
Al che il padre, dimostrando interesse al fatto, ha cominciato a prendere a morsi un cachi maturo preso dal carrello, squadrando la cassiera biondina che passava i prodotti sul nastro. Era tanto preso dai pensieri metafisici da lei ispirati che non si è neanche mosso quando la cassiera ha finito il conto ed enunciato il totale. Uno spintone da dietro della moglie e qualche frase a decisamente troppi Hertz del figlio lo hanno riportato malamente alla realtà. Mandando gentilmente a quel paese (forse il loro natale) tutti e due e pure la figlia, visto che c’era, ha estratto il portafogli dai pantaloni senza neanche troppo foga e inzuppando le banconote di succo di cachi ha pagato la cassiera nel frattempo sbiancata.
È inutile dire che io e HQ fino a che non siamo arrivati a casa non ci siamo scambiati neanche una sillaba in italiano.
E poi ancora mi chiedo perchè non ci hanno dato il finanziamento.